la storia di Grosio

la storia di Grosio

Per raccontare la storia di Grosio bisogna partire da molto lontano: il territorio preserva tracce della presenza dell’uomo fin dai tempi della preistoria.

Ne sono una testimonianza le incisioni rupestri ed i reperti archeologici rinvenuti nei pressi del dosso Giroldo e dei Castelli, che gli studiosi fanno risalire al IV – I Millennio A.C:

Sulla Rupe Magna, una imponente roccia visibile accanto ai due castelli, gli allora abitanti della zona hanno inciso i loro riti propiziatori.
Sono state individuate più di 5000 raffigurazioni sull’intera superficie. Per il numero di incisioni rupestri presenti, e per le dimensioni della roccia stessa, viene considerata la roccia incisa più grande delle Alpi

Un antico documento del 1056 menziona per la prima volta il nome “Grause Superiore” per indicare il paese, più tardi nel 1150 il Vescovo di Como si riserva il “Castrum de Groxio cum villis de Grossura“.

Risale al XI secolo circa la costruzione del castello “vecchio”, probabilmente sorto su di un edificio di culto anteriore, affiancato dalla chiesetta con campanile romanico dedicata ai santi Faustino e Giovita.

I nobili della famiglia Venosta hanno vissuto in questi luoghi fino al XVI secolo, sotto il governo del Vescovo di Como attraverso la pieve di Mazzo.

Fra il 1350 e il 1375 circa viene edificato il “Castrum Novum”, allo scopo di presidiare la zona tramite una nuova fortificazione a doppia cortina di mura, con una poderosa torre fortificata alla quale veniva affidata l’estrema difesa del castello.

Nel 1292 si ha notizia della prima costituzione del Comune di Grosio, mentre nel 1292 vengono redatti i primi statuti comunali.

La crescita della popolazione del paese nei primi decenni del 1300 avvenne in modo costante: dalle 250 anime del 1300 si passa alle 400 nel 1426, ad un migliaio nel 1464, per arrivare alle 1500 circa del 1589.

Dal 1512 e per i successivi tre secoli la Valtellina, e quindi anche il territorio di Grosio, passano sotto il dominio dei Grigioni.

Gli abitanti di Grosio nel periodo intorno al 1500 vivevano di agricoltura e pastorizia, grazie anche ai ricchi pascoli della Valgrosina, e di commercio, in particolare verso i territori dell’allora Serenissima (Venezia).

A quel periodo risale un episodio leggendario che narra di un dono da parte dell’allora Podestà di Venezia il quale, per ripopolare il paese decimato dalla peste e dalla guerra dei 30 anni, fece trasferire a Grosio delle giovani ragazze provenienti dall’Armenia che portarono con se i colori che si possono ancora trovare nel costume tipico che viene indossato durante le manifestazioni in paese.

Durante il XVII Sec. anche Grosio parteciperà attivamente all’insurrezione per l’indipendenza politica e religiosa dal dominio dei Grigioni, che culminerà con il “Sacro macello di Valtellina”.

Nel XIX secolo, Emilio Visconti Venosta fece ricostruire una antica villa con adiacente un bellissimo parco, che veniva utilizzato come luogo di villeggiatura e caccia. (si dice che l’ultimo orso presente nella zona sia stato ucciso da Emilio Visconti Venosta in persona)

Opere di difesa, trincee blindate e cannoniere in grotta vennero realizzate durante la Grande Guerra nei dintorni di Casale Lago – Vernuga, fino alla cima del monta Storile.
Tali fortificazioni costituiscono parte del progetto “Linea di difesa Alta Valtellina” dell’esercito italiano, realizzate per contrastare un eventuale attacco da parte delle truppe Austro Ungariche.

Nel ventennio fascista a Grosio, sulla facciata dell’edificio in fianco al comune chiamato “Palazzaccio”, viene scritto il motto “Bisogna essere forti nel coraggio mai voltarsi indietro, quando una decisione si è presa ma andare sempre avanti”

Nell’immediato dopoguerra si è dato il via alla costruzione di importanti opere per la produzione di energia elettrica per conto di AEM (Azienda Elettrica Municipale MIlano), in particolare la centrale idroelettrica di Grosio “Roasco” progettata dall’Architetto Piero Portaluppi, con il bacino artificiale in località Fusino.

La Seconda Guerra Mondiale ha visto molti grosini arruolati come soldati ed inviati sui campi di battaglia in tutto il mondo: ancor oggi vi sono delle commemorazioni per gli Alpini caduti nella sacca di Nikolajewka, in Russia. I monti della Valgrosina ed il Mortirolo fungerono da rifugio e base operativa per diversi paesani, che costituirono dei gruppi di Partigiani.

Molti ricordano ancora i difficili momenti vissuti a partire dal luglio del 1987, quando l’alluvione che ha ferito la Valtellina ha lasciato il segno anche a Grosio, e gli abitanti sono stati costretti ad evacuare la zona per motivi di sicurezza.

Nel dicembre 2018 è stato presentato il libro “Grosio, cinquemila anni di storia” realizzato da Gabriele Antonioli, Paolo Ghilotti, Ivan Mambretti e Giacomo Rinaldi. Nel volume, attraverso 680 pagine di testi ed illustrazioni, è possibile ripercorrere tutta la storia grosina: dalla preistoria ai giorni nostri. Edito dalla Pro Loco, dalla Biblioteca civica e dal mensile Il Graffito, è prenotabile in Biblioteca a Grosio.