Tradizioni e Folklore

Per preservare la storia del costume di Grosio e diffonderne la conoscenza, viene costituito il Gruppo Folcloristico “la Tradiziòn” intorno al 1920, come dopolavoro della AEM di Milano. L’Azienda milanese posava i propri impianti idroelettrici sul suolo grosino annoverando fra i dipendenti la gente locali.

L’organizzazione dell’antico nucleo del gruppo è dovuta ad alcuni appassionati di folclore che attraverso le risorse storiche e sociali con il loro patrimonio di cultura si resero promotori della divulgazione dell’immagine di Grosio. Immagine raccontata attraverso il costume tradizionale, la musica, il ballo e il canto popolare.

Il cammino del gruppo sarebbe poi sempre stato inarrestabile, attraversando le varie epoche storiche del secolo, grazie alla volontà di persone che con la loro dedizione hanno fatto la storia del gruppo, portandolo fino ai giorni nostri. Fedeli agli insegnamenti precedenti, gli attuali componenti del gruppo continuano a proporre un folclore molto genuino e semplice, con l’obiettivo di far diventare il folclore uno strumento creativo ed educativo nella convinzione che così inteso esso costituisca un messaggio di amicizia e fratellanza fra i popoli nel pieno rispetto delle reciproche identità.

Felice di ereditare e consapevole di dover tramandare “emoziòn” e “tradiziòn”, attualmente il gruppo si propone in paese, in provincia, in Italia e con diverse tournee in Europa e nel mondo, con uno spettacolo di ballo e musica nonché di presentazione del costume tradizionale ricevendo consensi nelle diverse manifestazioni.

Da non perdere il tradizionale Presepe Vivente che ogni anno viene curato ed organizzato dal Gruppo Folk in angoli caratteristici del paese.

Ulteriori informazioni sul sito ufficiale: www.gruppofolkgrosio.com

Il Costume di Grosio

Il costume di Grosio nasce, secondo l’antica tradizione orale, verso i primi del 1600, periodo in cui i Grosini, emigrati a Venezia, portarono in paese (o ebbero in dono dal Podestà della Serenissima) delle giovani ragazze dall’Armenia per ripopolarlo dopo la guerra dei trent’anni e l’epidemia di peste.

Il costume viene in quel tempo arricchito e perfezionato in modo da differenziarsi da tutti gli altri costumi valtellinesi.

Gli uomini indossano la fascia veneziana, mentre le donne gonne di panno fino, corsetti in tessuto pregiato, fazzoletti e tessuti di seta con colori vivacissimi, cappelli di feltro provenienti da Verona e Vicenza.

Come accessori al costume, preziosi orecchini in filigrana, anelli e spille in oro e Granato rosso, oltre alle tipiche calzature “sciupéi” con suola in  legno e punta rivolta verso l’alto.

Il costume tradizionale, che viene indossato ancor’oggi in alcune manifestazioni, è suddiviso in “Mude“:

Muda da Contadini

E’ il vestito che veniva indossato quotidianamente per i lavori in campagna.

Muda da Montanari

Abito utilizzato durante la stagione estiva, quando iniziava il lavoro in alpeggio.

Muda da Lutto

Costume indossato durante le occasioni di lutto e nei funerali.

Muda da Sposi

E’ la variante del costume che si indossa in occasione del matrimonio e nelle cerimonie.

Muda della Festa

indossato durante le feste comuni, oppure alla domenica per andare in chiesa.

 

Nel costume femminile caratteristica è l’acconciatura: i capelli sono divisi da una riga centrale con due bandau che coprono leggermente le orecchie. Le trecce, puntate in alto da un lungo spillone, sono lasciate pendere a grandi anse e sono intrecciate con nastri verdi.